A cura di Maura Marincolo

Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione.                                                                                                                                                                     (Platone)

 

Venerdì 19 maggio, abbiamo ospitato nella nostra sede alcuni manager delle risorse umane, per il nostro primo WWW Lab, una giornata di formazione e networking in cui abbiamo presentato le nostre attività di punta.

Fra queste, Paola Santoro ha presentato Lego Serious Play.

Sì, hai capito bene, durante un evento aziendale ci siamo seduti tutti attorno ad un tavolo ed abbiamo giocato con i Lego! Oggi ti vogliamo raccontare di cosa si tratta.

Come funziona Lego Serious Play?

È una metodologia empirica che facilita la comprensione, il miglioramento e la progettazione delle performance di un’organizzazione, allo scopo di massimizzare la fiducia e l’impegno di tutte le persone intorno a un tavolo.

Come? Se con i mattoncini Lego si costruiscono in genere modelli reali del mondo reale, con LSP Si costruiscono modelli reali di idee, strategie, sfide e soluzioni.

Un gioco serio che ha scatenato intuizione, ispirazione e fantasia.

Da dove viene?

Inizia a farsi strada nel 1999 con Robert Rasmussen e si ispira ad alcune teorie:

  • Il costruttivismo di Piaget per cui il gioco e l’esplorazione facilitano l’apprendimento più dei metodi tradizionali formativi.
  • Il costruzionismo di Papert ha poi rafforzato l’idea sostenendo che l’apprendimento è un processo di costruzione e interazione con il mondo circostante. Ha introdotto il concetto di artefatti cognitivi, ovvero oggetti e dispositivi (i mattoncini) che facilitano lo sviluppo di specifici apprendimenti: quando si costruiscono modelli nel mondo reale costruiamo modelli anche nella nostra mente.
  • Le neuroscienze (E. Osborne Wilson) infine ci dicono che c’è una forte interdipendenza tra mano e cervello. Le mani cercano informazioni nella parte razionale, emozionale e istintiva del cervello. Ecco perché chi gioca con LSP pensa con le mani!

Il facilitatore

Il gruppo è guidato da un facilitatore, nel nostro caso Paola, durante una sessione che può variare dalla mezza giornata alle tre giornate intere. Il facilitatore avvia il workshop con una serie di domande, alle quali i membri del gruppo sono invitati a rispondere metaforicamente, costruendo i propri modelli.

Dalla spiegazione dei modelli partirà un confronto che attiva dinamiche di problem solving e decision making.

Perché usarlo?

Perché attraverso l’utilizzo dei mattoncini è più semplice la comprensione e la soluzione di temi complessi, inoltre focalizzarsi sui mattoncini, e non sulle persone, facilita la discussione e la negoziazione riducendo il peso dei conflitti personali. Non è assolutamente una sfida a chi produce la migliore costruzione, ma un gioco di gruppo il cui scopo è identificare le potenzialità e le aspirazioni di ogni partecipante, conoscere l’altro ed arrivare ad una visione condivisa

A chi è rivolto?

Si rivolge ad organizzazioni, aziende, multinazionali, scuole, istituti di formazione, gruppi e singoli individui, vertici aziendali, team manageriali, business unit, team di progetto, unità operative, gruppi scolastici e universitari.

 

 

 

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