18 Dicembre, International Migrants Day: il lavoro delle persone migranti come leva strutturale per le aziende

Il 18 Dicembre le Nazioni Unite celebrano l’International Migrants Day: una ricorrenza che richiama diritti, responsabilità e, soprattutto, il contributo concreto delle persone migranti alle società in cui vivono e lavorano.

Per il mondo del lavoro, questo contributo non è un tema “di contorno”, ma un fattore strutturale che riguarda continuità operativa, produttività, sostenibilità delle filiere e capacità di reperire competenze.

Una presenza che attraversa i luoghi di lavoro

In Italia, nel 2024 le persone occupate straniere sono oltre 2,5 milioni, pari al 10,5% del totale: in altre parole, più di 1 persona che lavora su 10. Un dato che descrive una realtà ormai consolidata: la dimensione migratoria è già presente nelle organizzazioni, negli uffici, nei reparti, nei cantieri, nei servizi e lungo le filiere.

Secondo le analisi della Fondazione Leone Moressa, il valore aggiunto prodotto dalle persone occupate straniere in Italia raggiunge 177 miliardi di euro, pari a circa il 9% del valore aggiunto complessivo. E sul fronte fiscale, il quadro che emerge dai report citati è coerente: le persone contribuenti con background migratorio rappresentano una componente rilevante e il saldo tra entrate e spesa pubblica risulta positivo (+1,2 miliardi, anno d’imposta 2023).

Chiaramente, questi elementi non esauriscono la complessità del dibattito, ma riportano il tema su un piano utile per le imprese: parliamo di una componente che genera valore e contribuisce alla tenuta del sistema economico e produttivo.

Perché l’inclusione lavorativa è fondamentale anche per il business

Se il contributo è così importante, la domanda per le aziende è: quanto è efficace e sostenibile l’inclusione nei nostri processi?
La differenza tra impiegare persone migranti in organico e operare come un’organizzazione realmente inclusiva è concreta e misurabile. Si riflette ad esempio, su:

  • • onboarding e sicurezza, con particolare attenzione alla comprensione effettiva di procedure e rischi;
  • • valorizzazione delle competenze, per ridurre sotto-inquadramento e dispersione di talento;
  • • retention e clima, con impatti su turnover, collaborazione e gestione dei fraintendimenti;
  • • sviluppo e crescita interna, in termini di percorsi, leadership di prossimità e lavoro efficace in team multiculturali.

In sintesi: l’inclusione è un vero e proprio processo organizzativo.

Cosa facciamo in Work Wide Women

In Work Wide Women affianchiamo le aziende con un approccio che integra cultura e operatività: percorsi di formazione e sensibilizzazione interculturale rivolti a HR, manager, team e, quando necessario, percorsi più strutturati di inserimento lavorativo di persone migranti e rifugiate, in collaborazione con reti e attori territoriali.

Questo impegno è stato riconosciuto anche nel contesto del programma UNHCR “Welcome. Working for Refugee Integration”, che valorizza le organizzazioni che supportano percorsi di inclusione lavorativa.

In questa giornata, il punto è riconoscere il dato oggettivo: il contributo delle persone migranti rappresenta una componente significativa del lavoro e, di conseguenza, della capacità produttiva del Paese.

Proprio per questo, lavorare sull’inclusione è una scelta di responsabilità e di efficacia: le organizzazioni che traducono la diversità in processi solidi – onboarding, sicurezza, sviluppo, governance – rafforzano stabilità, attrattività e più capacità di affrontare il presente. In una parola: competitività.