DEI by DAY | Generazioni in azienda: una sfida di attrattività e fiducia

Ciao, ti do il benvenuto in una nuova puntata di DEI by DAY.

Quando si parla di generazioni in azienda, spesso il dibattito prende una scorciatoia: Gen Z contro Boomer, giovani contro senior, valori diversi, linguaggi diversi, aspettative diverse.

Ma, forse, il tema non è la convivenza tra generazioni, ma capire se, in Italia, il lavoro sta ancora riuscendo a costruire un patto credibile con le nuove generazioni.

A suggerirlo sono anche alcuni dati usciti negli ultimi giorni.
Secondo uno studio Eurispes pubblicato il 2 aprile scorso, almeno 34.700 persone tra i 20 e i 39 anni lasciano ogni anno l’Italia: una perdita non solo demografica, ma anche economica, perché vale circa 1,66 miliardi di euro di PIL all’anno.

È un dato che cambia il modo in cui leggiamo il tema generazionale: non parliamo soltanto di differenze di linguaggio, aspettative o stili di lavoro, ma di capacità del Paese, e quindi anche delle imprese, di trattenere competenze, energia e futuro.

Il quadro demografico, poi, conferma che non siamo davanti a una tendenza passeggera. Istat ci dice che l’Italia è oggi il Paese dell’Unione europea con la quota più bassa di giovani, l’11,9%, e con la quota più alta di persone anziane, il 24,7%.

Questo significa che il tema generazionale non può essere trattato come una questione HR: è una trasformazione strutturale, che impatta l’organizzazione del lavoro, il ricambio, la leadership e la capacità delle aziende di restare attrattive nel tempo.

E qui arriva il paradosso. Il bollettino Excelsior di aprile, la rilevazione mensile di Unioncamere che monitora le previsioni di assunzione e i fabbisogni professionali delle imprese italiane, dice che il 28% delle nuove assunzioni previste riguarda persone fino a 29 anni. Le imprese cercano continuamente figure più giovani, ma il bacino si restringe e il match resta difficile: la difficoltà media di reperimento arriva al 48%.

La questione, quindi, è se le aziende riescano davvero a parlare con loro in modo credibile, attraverso prospettive di crescita, chiarezza, ascolto e condizioni di lavoro coerenti con ciò che viene dichiarato. E allora, forse, parlare di generazioni in azienda oggi significa smettere di leggere tutto come uno scontro anagrafico, e chiedersi se le organizzazioni siano ancora capaci di generare fiducia.

In un paese che invecchia e perde giovani, la vera domanda non è solo come far convivere cinque generazioni, ma che cosa rende oggi un’azienda abbastanza credibile da attrarre giovani e costruire le condizioni perché scelgano di restare.

Per questa puntata è tutto. Ci vediamo al prossimo appuntamento di DEI by DAY.