DEI by DAY | Genere: oltre la visibilità, verso la governance

Ciao, ti do il benvenuto in una nuova puntata di DEI by DAY. Questa settimana mettiamo insieme tre temi che sembrano lontani — Sanremo, private capital e Paralimpiadi — ma che, letti con la lente DEI, raccontano la stessa cosa.

Partiamo da Sanremo. Inizia la settimana pop per eccellenza: la musica diventa conversazione nazionale e, per qualche giorno, quel palco finisce per rappresentare un’intera società. Proprio per questo vale la pena guardare oltre la superficie. Nel lavoro di raccolta e analisi di Federica Pezzoni, rilanciato dalla newsletter di Donata Columbro “Ti spiego il dato”, c’è una domanda semplice ma strategica: se osserviamo presenze e assenze, che immagine restituisce il Festival in termini di genere?

Sul palco, quest’anno, i numeri sembrano evidenziare un miglioramento dei dati di genere: la presenza femminile cresce rispetto alla media delle ultime edizioni. Ma il quadro cambia quando si sposta lo sguardo dalla performance alla filiera – chi scrive, chi firma, chi produce. È qui che emerge la distanza tra la figura della cantante e i ruoli autoriali e tecnico-produttivi, dove la presenza femminile resta più rara e spesso meno riconosciuta. In sintesi: più rappresentanza non significa automaticamente più potere, se i ruoli decisionali e creativi restano sbilanciati.

E questo ci porta alla seconda news: private capital. Qui la notizia è netta: nelle posizioni apicali le donne sono circa il 15%. Il dato arriva dalla ricerca AIFI–Legance e descrive un meccanismo che molte organizzazioni conoscono bene: l’“imbuto”. Nei livelli junior e mid la presenza femminile è più alta, ma man mano che si sale, la curva scende. Il punto, quindi, non è solo la pipeline in ingresso: è cosa accade nei passaggi verso il senior, tra criteri di crescita, sponsorship e accesso alle opportunità che contano.

Terza notizia: Olimpiadi e leadership. In un post molto condiviso su LinkedIn, l’avvocata Cathy La Torre mette insieme due dati: le atlete stanno trainando il medagliere italiano, ma ai vertici dello sport la presenza femminile resta marginale. Ad esempio, segnala che nel quadriennio 2025–2028 solo 2 donne su 40 guidano una Federazione sportiva nazionale e solo 1 su 21 presiede un Comitato regionale CONI. È un contrasto che si ritrova perfettamente anche in altri ambiti: risultati e rappresentanza possono crescere, ma non garantiscono automaticamente accesso alla governance.

Cosa lega, dunque, le tre notizie di oggi? Tutte e tre presentano lo stesso schema. Sanremo ci ricorda che non basta “esserci” se non si entra nei ruoli che costruiscono davvero il prodotto. Il private capital mostra che il nodo, spesso, è il passaggio al senior: la pipeline esiste, ma si restringe proprio prima dei ruoli apicali. E nello sport il paradosso è altrettanto evidente: le atlete possono trainare risultati e medaglie, ma la governance resta sbilanciata. In altre parole: performance e rappresentanza crescono, ma senza accesso alla leadership il sistema cambia molto più lentamente.

E allora, per chi guida persone e organizzazioni: c’è qualcosa di migliorabile nella tua azienda perché risultati, crescita e accesso ai ruoli decisionali vadano nella stessa direzione?

Per oggi è tutto. Ci vediamo la prossima settimana con una nuova puntata di DEI by DAY!