Inizia la settimana che ci porterà all’8 marzo. Lo scorso anno, nel 2025, abbiamo attraversato un passaggio simbolico: 30 anni dalla Piattaforma di Pechino, il riferimento globale sui diritti di donne e ragazze. E quel punto fermo ci lascia un messaggio molto chiaro anche oggi: i diritti non seguono un percorso lineare. Possono consolidarsi nel tempo, ma possono anche indebolirsi.
UN Women, nella review presentata nel 2025, descrive un contesto attuale complesso: circa un quarto dei governi segnala una reazione contraria alla dichiarazione di Pechino, che rallenta o ostacola i progressi, mentre la violenza resta un’emergenza quotidiana.
All’inizio del 2026, un report della World Bank richiama lo stesso punto in modo molto operativo: spesso c’è distanza tra diritti scritti nelle leggi e diritti che funzionano davvero nella vita economica e nel lavoro. È un promemoria utile anche per le organizzazioni: policy e principi contano, ma contano ancora di più implementazione e misurazione.
Per portare questa fotografia sul piano operativo, guardiamo a tre direttrici europee che impattano direttamente le organizzazioni: governance, tutela dello speak up e standard di protezione.
Primo segnale: governance. Nel 2026 siamo alla scadenza UE della direttiva “Women on Boards”: entro 30 giugno le grandi società quotate devono raggiungere target minimi di equilibrio di genere nei CdA (40% non esecutivi o 33% sul totale), oppure adeguare i processi di selezione più trasparenti e comparabili. Per le aziende è un tema di qualità decisionale e processi di nomina.
Secondo segnale: speak up. Nel Regno Unito, dopo gli emendamenti del 2025, prosegue l’iter per rendere inermi le NDA usate per silenziare molestie e discriminazioni. La gestione del rischio non passa dal silenzio contrattuale, ma da prevenzione, gestione dei casi e accountability.
Terzo segnale: protezione. In Lettonia, dopo il voto del 2025 per uscire dalla Convenzione di Istanbul, la decisione è stata sospesa e rinviata: anche cornici che sembrano consolidate possono essere messe in discussione. Per le aziende significa una cosa: presìdi su violenza e molestie non possono dipendere dal “clima” del momento – servono standard interni chiari e continuità.
L’8 marzo non è solo una data simbolica: è un indicatore di maturità per sistemi, istituzioni e organizzazioni. I diritti si misurano nella capacità di renderli praticabili: processi, comportamenti, tutele che reggono anche quando cambia il contesto.
Per le organizzazioni, questo si traduce nel passare dai valori ai presìdi: trasparenza dove conta, speak up protetto, standard di tutela non negoziabili.
Per questa puntata è tutto: buona settimana e buona Giornata internazionale dei Diritti delle Donne!
